Bonus impatriati ai laureati per due anni fuori dall’Italia

di Fabrizio Cancelliere e Gabriele Ferlito, Il Sole 24 Ore, 12 ottobre 2018, p. 26.

I soggetti rientranti nel comma 2 dell’articolo 16 del Dlgs 147/2015 possono accedere al bonus impatriati se sono stati fiscalmente residenti all’estero per almeno i due anni precedenti il rientro in Italia. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta 32 a una istanza di interpello, pubblicata ieri, ribadendo quanto già affermato con la risoluzione 51/E del 7 luglio 2018. Il regime agevolato per i lavoratori impatriati prevede, per chi si trasferisce dall’estero in Italia, una detassazione del 50% del reddito di lavoro dipendente e autonomo prodotto nel nostro Paese per cinque anni. Secondo il comma 2 dell’articolo 16 sono destinatari del beneficio fiscale anche i cittadini dell’Ue o di uno Stato extraeuropeo con il quale risulti in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale, che siano in possesso di un titolo di laurea e abbiano svolto continuativamente un’attività di lavoro o di studio (conseguendo una laurea o una specializzazione post lauream) fuori dall’Italia nei 24 mesi precedenti al trasferimento. 

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L’amministratore di fatto della società evita le sanzioni per gli illeciti fiscali

di Fabrizio Cancelliere e Gabriele Ferlito, Il Sole 24 Ore, 8 ottobre 2018, p. 18.

L’amministratore di fatto non può rispondere, neanche a titolo di concorso, delle sanzioni per le violazioni fiscali riferibili alla società, in quanto la responsabilità ricade unicamente su quest’ultima. Lo ha affermato la Ctr Lombardia con la sentenza 2546/18/2018.

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Detrazione per i figli a carico al coniuge residente in Italia

di Fabrizio Cancelliere e Gabriele Ferlito, Il Sole 24 Ore, 5 ottobre 2018, p. 27.

L’accertamento dei presupposti per stabilire l’effettiva residenza fiscale all’estero costituisce una questione di fatto che non può essere oggetto di istanza di interpello ai sensi dell’articolo 11 della legge 212/2000, come peraltro già chiarito nella circolare 9/E/2016. È il principio ribadito dalle Entrate, che hanno ritenuto inammissibili due interpelli presentati da due diversi contribuenti italiani, trasferiti all’estero per motivi di lavoro, entrambi interessati a valutare gli effetti conseguenti al trasferimento (n. 25 e 26, pubblicate ieri). 
Nonostante l’inammissibilità degli interpelli, l’Agenzia coglie l’occasione per fornire indicazioni di carattere interpretativo per i lavoratori trasferiti all’estero. Tra queste, quella di maggiore interesse, contenuta nella risposta 25, riguarda la modalità di ripartizione della detrazione per figli a carico tra genitori non separati. Sebbene la norma (articolo 12, comma 1, lettera c, del Tuir) difetti di indicazioni specifiche per il coniuge residente all’estero, secondo l’Agenzia ciò non osta all’esercizio della facoltà, prevista dalla norma, di esercitare la detrazione in misura piena (100%) in capo al coniuge residente in Italia, se il suo reddito complessivo è superiore a quello del coniuge non residente.

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La responsabilita` della persona giuridica per le sanzioni fiscali: considerazioni alla luce di un recente arresto della Suprema Corte

di Gabriele Ferlito, Diritto e Pratica Tributaria, n. 4/2018, p. 1744 e ss.

L’Autore affronta il tema della (in)trasmissibilità ai soci delle sanzioni amministrative tributarie irrogate nei confronti di una società di capitali, quando questa si estingue nel corso del procedimento giurisdizionale radicato avverso una pretesa avanzata dall’Amministrazione finanziaria.

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Funzionario al rientro senza RW e Ivafe

di Fabrizio Cancelliere e Gabriele Ferlito, Il Sole 24 Ore 20 settembre 2018, p. 34

Il neofunzionario Ue che in occasione dell’entrata in servizio trasferisce la propria residenza in Italia continua a considerarsi fiscalmente domiciliato nello Stato Ue di provenienza, in base all’articolo 13 del protocollo sui privilegi e immunità Ue. Con la conseguenza che non sono imponibili in Italia i redditi percepiti all’estero dal funzionario, così come non sono soggetti a Ivafe e non vanno monitorati nel quadro RW gli investimenti mantenuti all’estero. Stesse conclusioni per il coniuge, a condizione che non svolga attività lavorativa. Sono i chiarimenti forniti dalle Entrate nelle risposte a due interpelli sulla portata degli articoli 12 e 13 del protocollo, presentati da un contribuente italiano ex-Aire e dal suo coniuge, entrambi rientrati in Italia in corso d’anno.

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Transfer price, bocciato il cambio di indicatore

di Fabrizio Cancelliere e Gabriele Ferlito, Il sole 24 Ore 3 settembre 2018, p.  17

L’indice di redditività impiegato in corso di verifica dall’amministrazione finanziaria al fine di dimostrare la fondatezza delle rettifiche di transfer pricing non può essere dalla stessa modificato in sede di accertamento, senza un contraddittorio preventivo, pena l’illegittimità dell’atto impositivo per violazione del principio di cooperazione e lealtà tra amministrazione e contribuente, previsto dallo Statuto dei contribuenti. È quanto affermato dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia con la sentenza 2629/24/2018 del 7 giugno scorso (presidente Ceccherini, relatore Sacchi), che segna un ulteriore punto a favore del contribuente nell’ambito delle controversie sui prezzi di trasferimento.

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Sport: vincite sui pronostici imponibili all’estero

di Fabrizio Cancelliere e Gabriele Ferlito, Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2018, p. 14

Le vincite da gioco su pronostici sportivi percepite all’estero da un contribuente fiscalmente residente in Italia costituiscono reddito diverso ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. d), TUIR, e come tali concorrono al reddito complessivo IRPEF. Peraltro, in ossequio alle disposizioni contenute nel trattato contro le doppie imposizioni tra Italia e Francia, la vincita è da assoggettare a tassazione nel solo Stato di residenza del percettore. Pertanto, qualora la vincita sia stata assoggettata a prelievo all’estero, tale imposta va richiesta a rimborso all’Amministrazione finanziaria estera e non può essere scomputata dall’imposta italiana, da liquidarsi dunque sull’ammontare lordo della vincita. Sono questi i principi espressi nella risposta all’interpello n. 904-273/2018, con la quale la Direzione Regionale della Lombardia ha replicato alla richiesta di un contribuente italiano in merito al corretto inquadramento fiscale delle somme percepite a seguito di una vincita ad un gioco su pronostici sportivi gestita da una società monopolista francese.

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